Il ciambellone limonoso allo yogurt

Punto primo: c’è il sole.

Punto secondo: pure se c’è il sole sto ibernando.

Conclusione: devo accendere il forno.

Postilla: se faccio dolci mi scaldo di più, lo sento.

Bene. Il ragionamento non fa evidentemente una piega no? E allora qua pare di stare in pasticceria. Potrei anche mettermi a fare dei muffin da un momento all’altro. Sempre così per scaldarmi eh.

Nel frattempo ho fatto il classico dei classici dolci da colazione: il ciambellone allo yogurt. E non perché lo yogurt fosse scaduto, stranamente. Anzi l’ho comprato apposta perché #ilmarito voleva che fosse al limone. Appena compro la microplane su Amazon ci metto pure le scorzette.

Che poi ce l’avrete già la vostra ricetta di ciambellone allo yogurt ma ve la do lo stesso, che qualcosa almeno su questo blog ci scrivo…



  • 300 gr di farina
  • 130 gr di zucchero
  • 130 gr di burro fuso
  • 3 uova
  • 2 vasetti di yogurt (al limone)
  • 1 bustina di lievito
  • La scorza di un limone

Nella planetaria o con delle fruste elettriche montate le uova con lo zucchero. Aggiungete poi il burro e lo yogurt. Infine amalgamate anche la farina, il lievito e le scorzette. 

Se volete, delicatamente con una spatola,ma questo punto potete unire anche 250 gr di mirtilli.

Cuocete a 180 gradi per 30 minuti circa, fate comunque la prova stecchino.

Inzuppate la torta nel cappuccino e buona colazione ;)

Io ora vado a limonare col calorifero. Addio.

Ritorni lenti, lente cotture…

Io, seriamente, mi chiedo come facciano tante persone ad ammirare il mio senso dell’organizzazione. No, davvero, posso anche essere organizzata, control freak e quello che vi pare, nel senso che mi faccio i miei piani e schemi e il rispetto però appena subentra qualcosa di nuovo é anche difficile adeguarsi e inserire tutto nello schema. Cioè, lo faccio eh, ma ci metto un po’. Aveva un senso questo discorso? Forse no.

In pratica ho degli impegni, non dormo più fino a mezzogiorno e questo mi ha portata fuori casa tutto il giorno e non scrivo più…non blog ho, non twitto.. Fino ad adesso. Ora é arrivato il momento dell’imcastro di tutto e mi sono attrezzata con l’iPad, l’app di wordpress e posso farcela. Spero.

Per tutto il resto ci si prova. Tipo a sopravvivere 3 mesi senza patente. #DiUnDio. Ma di questo parleremo magari un’altra volta.

Oggi torniamo a parlare di slow cooker. Intanto grazie a tutti quelli che hanno scaricato il mio ebook!! La notizia é che sto lavorando a quello fatto bene, con le foto, la grafica, i cazziemazzi, che spero di rendere disponibile anche su Amazon. Abbiate pazienza! Intanto sperimento per voi ;)

È dato che ora sono fuori casa sto anche provando cosucce “da schiscetta”, da cuocere di notte e “tupperwarizzare” la mattina prima di uscire.

Oggi vi posto un ragù, da cuocere di notte per la sera successiva, ottimo se avete tanti ospiti (oppure porzionatelo e surgelato che ne verrà tanto). La ricetta originale é di Antonino Cannavacciulo, io l’ho rubata a Davide e adattata per la slow cooker.





Fra l’altro, dato che sto postando live dall’Agricola Sant’Agnese, ora credo che mi affaccerò in cucina a rubare qualche altro segreto…così eh, detto fra noi ;)

Buon appetito a tutti e prometto che ci provo a non sparire più! :D

Ps: come minchia si giustifica il post dall’app di wordpress?! Bah….

Vernaccia di San Gimignano e zuppa di gamberi e verdure dolci

Per Natale il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano aveva organizzato un bellissimo contest raccogli ricette e io avrei dovuto partecipare ma fra l’incidente e le mille cose da fare non avevo poi fatto in tempo. Con sommo rammarico. Recupero adesso e inizio con la prima portata per un pranzo non più Natalizio, ma magari della domenica.

Dato il clima (ok oggi si sta bene, ma qua un giorno si gela e quello dopo è primavera) ho pensato ad una zuppa: gamberi e verdure dolci

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  • 2 carote medie
  • 300 gr di mais in scatola
  • 1 patata grande
  • uno scalogno
  • 250 ml di latte
  • 500 ml di brodo vegetale
  • 300 gr di gamberi surgelati
  • pepe, erba cipollina

In una pentola fate soffriggere lo scalogno con un filo d’olio. Unite la patata tagliata a pezzi, le carote e il mais. Coprite con latte e brodo e fate cuocere finché la patata sarà tenera. Frullate con un minipimer. Aggiungete i gamberi ancora surgelati e fate sobbollire fino a cottura. Aggiustate di pepe e se volete guarnite con erba cipollina.

Una zuppa calda, nutriente e perfetta in abbinamento con la Vernaccia di San Gimignano. Per ora non mi resta che augurarvi buon appetito e vi do appuntamento a breve con il prossimo abbinamento!

Buona domenica!

Shit Happens

Giovedì notte.

Molto notte.

Pioggia. Asfalto bagnato. Smart. Io.

Guard Rail.

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La prefazione è che sto bene. Ho una sbucciatura sul ginocchio che è la cosa che fa più male. Poi le dita si sono già sgonfiate e il collo fa un po’ meno male. Volevo degli antidolorifici più forti per sviluppare qualche dipendenza ma no, sono allergica a quasi tutto, quindi paracetamolo. 5 gr al giorno comunque per me sono troppi, faccio prima con un paio di decine di grammi d’erba. No?

Comunque, scherzi a parte, sto bene. E sì, è una fortuna perché la macchina ha sbandato veramente tanto. Ho pensato si sarebbe ribaltata. Ho pensato che lo schianto dritto contro il guard rail le gambe me le avrebbe fatte saltare. E allora ho provato a tenerla e fra lei e me ho scelto lei. Che comunque si riparerà, con tipo 4000 euro. Poi vi lascio il link per le donazioni paypal.

Ma, forse, quando smetti di scherzarci su, ci pensi un secondo che poteva andare peggio. E allora pensi anche che la vita è breve e non è una stronzata tanto per dire. Un minuto prima festa, amici, divertimento e un minuto dopo ciao.

E questa era la cosa più profonda che voglio scrivere perché sì, potrei dire che prima dei soldi che se ne andranno e del male che potevo farmi fisicamente, calata l’adrenalina del botto e la rabbia del non capire come cavolo sia successo lo sbandamento iniziale che poi mi ha indotta a frenare bruscamente perdendo ancora di più il controllo, prima di tutto ho pensato all’ironia della cosa.

Dato che l’universo è sempre simpatico prima di mettermi in macchina un amico a cui voglio molto bene mi aveva detto di andare piano e io avevo risposto “massì, tanto pure anche se mi schianto lo so che non te ne frega niente”. Per dargli fastidio. Per giocare. Per sentirmi dire “ti voglio bene testa di cazzo”. Perché è quel genere di amico con cui mandarsi a fanculo ogni 10 minuti perché tanto in fondo sai che sarà sempre li, perché in un modo contorto vi volete bene. O almeno spero. Io gliene voglio e nonostante lo stuzzichi, tratti male, giochi a fare la rompipalle spero che lui lo sappia, e che abbia capito ormai che anche se sono difficile, complicata, incasinata e probabilmente bisognosa di numerosi shot di litio per qualche inspiegabile motivo lui per me è una delle poche persone che io voglio mettere nel cerchio degli amici veri. Quelli con cui puoi parlare di tutto perché capiscono, sanno e non giudicano. Quelli con cui giochi a essere gelosa, fastidiosa, malmostosa ma che poi sai che ci puoi parlare di tutto. Più o meno seriamente. Che se anche si litiga dopo passa tutto e l’importante è avere parlato. Quelli con cui a volte vorresti solo passare del tempo a parlare dei cazzi tuoi.E io agli amici veri voglio più bene che alla famiglia. E voglio più bene che agli amori, che sono totalmente un’altra cosa. Ma gli amori possono finire, l’amicizia è sempre il sentimento più forte.

Riassumendo: no, non l’ho fatto apposta per supportare la mia tesi. Lo so che tanto non ti interessa ;)  E che non me la fai lo stesso la torta di mele.

Dopo l’incidente invece si è fatta sentire una persona che per me è stata davvero importante. Davvero tanto. E mi ha chiesto solo se stessi bene. Così, due parole su un messaggio, niente di più. E quasi ha dato un senso all’essersi sfracellata contro una lamiera. Anche se dopo la mia risposta affermativa il dialogo è tornato ad essere inesistente come prima. Cosa che in fondo va bene così perché se tornassimo come prima forse il litio non sarebbe abbastanza. Perché con te io posso essere anche fin troppo me. E il reparto di psichiatria non è pronto per questo.

E una persona non si è fatta sentire. Anche se so che lo sa. E va bene così perché siamo due orgogliose permalose grandissime teste di cazzo. Ma prima o poi cederemo, fosse anche solo un regalo di compleanno. E lo so che mi dirai che sono una cogliona. E non vedo l’ora.

E ci sono state tutte le telefonate di quelli che mi conoscono e dopo il pronto rispondevano “ok, a parte le cazzate per il web, come stai?”. Sto bene. Sto elaborando quindi sto bene. Tornerò alla guida. Continuerò a fare cazzate. Magari non alla guida. E il collarino lo sto portando con grande stile.

Ovvio, il pensiero alla mamma, che non ha fatto un plissé e continua a non rispondere a mezza telefonata, e al marito che sa che per me lui non è in categoria d’amore quantificabile solo per il fatto di esserci nonostante tutte le cazzate. Che tranquilli, sa più e meglio di voi. Ma quella è famiglia e i grazie e le sviolinate in famiglia restano in famiglia. Tranne quello che per mio cugino Danilo, che si gioca con me il ruolo di misfit e pecora nera da circa 33 anni e che quindi, nonostante non ci sentiamo o vediamo mai, è un po’ come se fosse quello a cui voglio più bene.

E quindi niente, il post non ha un gran senso. Solo per dirvi che magari se non mi vedete tanto in giro per il prossimo mese è che non ho la macchina. Però sto bene. E so che il mio tempo voglio passarlo solo con le persone a cui voglio bene, a tutti i differenti livelli. E che tutto il resto non conta. 

Peace and love. Mandatemi 4000 euro. Grazie.

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Programmi per il weekend: BaroloBrunello

Mercoledì, il weekend si avvicina e se va bene questa volta magari non dovremo tirare fuori la canoa. Il che vuol dire una sola cosa: gita fuori porta.

Il mio programma è questo: BaroloBrunello. Ci sarà sia il 21 che il 22 e io pensavo di andare venerdì ma google maps mi informa che Barolo non è vicino a Romagnano Sesia, dove devo essere venerdì sera. Quindi ripiego sul sabato.

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Barolo e Brunello di Montalcino sono due vini che fanno sempre molto discutere, per le loro affinità e le loro divergenze. In questa occasione potrete degustare liberamente 30 produttori diversi nella suggestiva cornice del castello di Barolo. Il numero di accessi all’interno del castello è però limitato quindi è caldamente consigliato munirsi di biglietto tramite la pre-vendita sul sito.

Tra gli altri, in assaggio potrete trovare:

  • Brunello 2008 Salvioni
  • Fossati Case Nere 2004 Voerzio
  • Tre Tine 2010 Rinaldi
  • Cerretalto 2008 Casanova di Neri
  • Brunello Riserva 2008 Lisini
  • Verticale in 3 annate di Acclivi Burlotto (2008, 2009, 2010)
  • 4 annate di Brunello di Col D’Orcia (2001, 2004, 2006, 2008)
  • Ceretto con Bricco Rocche Brunate 2006

L’evento è a cura di wine zone, che come spesso accade in questo magico mondo, nasce da un gruppo di amici e dalla grande passione e voglia di comunicare il vino.

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Che altro dire, vini che sono delle eccellenze italiane, un paesaggio da favola, una gita si spera baciata dal sole…io attendo con ansia il weekend, e voi?

Milano Whisky Festival

Dopo il Rum Day arriva a Milano il Whisky Festival.

Questo weekend infatti, al Marriott Hotel in Via Washington 66, si terrà la degustazione per eccellenza. Si potranno degustare i whisky provenienti non solo da tutte le distillerie scozzesi, ma anche da Giappone, Taiwan, Italia e Stati Uniti, per un totale di oltre 2000 etichette.

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Se il single malt per voi non è abbastanza non preoccupatevi, ci sarà anche una sala dedicata alla degustazione di Rum (rincontreremo qualcuno del miei preferiti?) . Altra novità rispetto all’anno scorso: la presenza di tre isole per la miscelazione, così da poter assaggiare il whisky anche all’interno di originali cocktail.

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E poi l’angolo food con ostriche, salmone e prodotti tipici delle Highlands. Insomma se mi perdete di vista mi recuperate sicuro lì, sdraiata in mezzo alle ostriche con un coltellino in mano e un whisky nell’altra. Che poi l’anno scorso avevo messo il whisky torbato sull’ostrica e sto ancora piangendo dalla commozione. FYI.

Milano Whisky Festival

Hotel Marriott – Via Washington 66 – MILANO

15-16 NOVEMBRE 2014

Apertura al pubblico: Sabato: 13.00-21.30 – Domenica: 13-00-21.00

Ingresso Euro 10.00
(incluso bicchiere da degustazione, portabicchiere,

guida whisky 2014 by Milano Whisky Festival e 2 gettoni per degustazioni)

Per le degustazioni guidate invece ricordate di registrarvi QUI 

Per chi ci andrà sabato pomeriggio…ci vediamo lì! E poi tutti alla mia festa di insediamento a La Cieca! :D

My Rum day experience

Domenica pomeriggio, sfidando la pioggia e il traffico, sono andata a fare un giro al Rum Day – Sugar Cane Experience. L’evento comprendeva sia rhum che cachaça essendo entrambi prodotti dalla canna da zucchero. La mia conoscenza in merito rum, ma soprattutto  cachaça era assolutamente nulla e anzi, avevo anche parecchie riserve sul liquore brasiliano avendone assaggiata solo una di infimo livello nella mia esperienza. Mi sono dovuta ricredere.

Cose che ho imparato:

Il rum si ottiene dalla spremitura della canna da zucchero. Il succo di canna da zucchero è molto dolce e profumato e può essere usato anche per la produzione di zucchero. Residuo della produzione è la melassa e se il rum viene prodotto a partire da questa si ha un rum industriale. Se invece il rum viene prodotto a partire dal succo puro si ha un rum agricolo.

Il rum invecchia principalmente in botti di bourbon. Un secondo invecchiamento può essere fatto nelle botti di cognac ma non è così frequente nelle piccole aziende in quanto ci sono dei costi e delle difficoltà di reperimento delle botti di cognac.

Adoro il profumo del succo di canna da zucchero

La cachaça buona forse mi piace più del rum (questa era davvero buona)

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In Colombia se vi morde una mantide religiosa l’unico modo per sopravvivere pare essere fare l’amore entro 24 ore. Questa potete rivendervela tranquilli.

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Direi che ho imparato abbastanza :D Quindi ecco una carrellata dei miei rum preferiti:

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E grazie ai bartender per gli ottimi drink preparati con la vastissima selezione a loro disposizione

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Prossimo appuntamento a Marzo, con l’aperitivo Day. Per tutte le info vi rimando direttamente QUI.

E cheers a tutti! ;)

Cose con cui non sono d’accordo: casa mia

No. Non sono impazzita. Non del tutto almeno, cioè le mie turbe ce le ho ma che voi noi? E allora a posto.

Ho passato la giornata di ieri a pulire casa. Non che io abiti in un castello, ma fra una stanza e l’altra se trasmettono Profiling e Criminal Minds io mi fermo a guardarli. E non è che l’acaro vada colto di sorpresa alle 7 del mattino come sosteneva mia madre. Si debella perfettamente pure alle 15:00 dopo un panino con l’arrosto, per dire.

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Comunque, dopo questa entusiasmante giornata vorrei darvi i miei personalissimi consigli sulla gestione e sull’arredamento domestico.

  1. Se desiderate dei gatti scegliete: o mettete dei tappeti o li prendete senza peli. Che il pelo dal pavimento vien su in una passata d’aspirapolvere, dal tappeto lo devi pettinare via a mano con un pettinino in osso di tirannosauro rex e ancora il suddetto complemento d’arredo farà cagare. Soprattutto se è color panna.
  2. Il design è bello se c’avete la donna delle pulizie. Ne deduco che i da me snobbati mobili in stile “arte povera”, tanto consigliati dal parentame, si chiamino così per l’appunto perché son quelli perfetti se non c’è la filippina. E non è classismo, lo dico dall’altra parte della barricata. Quella dei povery. Perché bello, no ma bello, aver fatto tutte le ante di tutti i mobili in vetro. Quelli dell’armadio in vetro nero. Con tutti i tavoli in vetro. Che quando hai finito di diventare socio di maggioranza del Glassex comunque ti giri e in controluce ci sono le ditate e la polvere. E i peli dei gatti. Che no, non li hai presi alla fine quelli nudi che sono tanto coccolini ma di notte se li incontri l’infarto è assicurato.
  3. Postilla al punto 2: Tonin, grazie per i tavoli di vetro. Davvero sono splendidi. Esteticamente. Esticazzi però gli spigoli potevamo farli meno appuntiti?
  4. Il bianco è bello. Il bianco è candido. Il bianco è pulito. Per 30 secondi. Poi scoverete una macchia sul mobile bianco. Che è il colore del 99% dei miei mobili. l’1% è il famoso armadio in vetro nero. Che attira impronte digitali che manco CSI San Vittore Olona.
  5. Il pavimento beige-panna-bianco farà risaltare amabilmente ogni singola goccia d’acqua che per caso vi cadrà. Il parquet pure. Vorrei una campionatura di piastrelle per capire che colore faccia capire che avete appena passato 1 ora a lavare e non come se coltivaste una collezione di macchie per eventuali test di Rorschach per terra.

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Insomma, per una vita serena arredate in legno, scuro. Comprate un roomba. O andiamo tutti a vivere in albergo. Si accettano inviti. Grazie.

Cerealia e la focaccia dolce autunnale

Come forse avrete notato non pubblico spesso ricette. Oggi però faccio uno strappo alla routine per parlarvi di una farina che mi hanno proposto di assaggiare.

L’azienda si chiama Cerealia e la farina Wellness. Questa farina ha la particolarità di essere ricca di fibre e di altri preziosi elementi presenti nei cereali, unisce la pienezza del gusto alla capacità di equilibrare il benessere della persona. Non contiene le parti esterne della buccia del chicco, ma solo gli stari più interni. questo permette di ridurre il contenuto di lignina, ovvero la parte meno digeribile e gradevole del chicco. E soprattutto sulla confezione c’è scritto “meno calorie” :D

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Per celebrare la stagione (e Halloween) ho deciso di provarla in una focaccia dolce con zucca e miele di castagno…ottima con un tè bollente!

  • 300 gr di zucca lessa
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 bustina di lievito “mastro fornaio”
  • 500 gr di farina wellness Cerealia
  • 2 cucchiai abbondanti di miele di castagno
  • 200 ml di latte

In una ciotola versate il latte tiepido e scioglietevi il miele e il lievito. Lasciate riposare 2 minuti. Nell’impastatrice unite farina e zucca e iniziate ad amalgamare versando l’olio a filo. Unite a questo punto il mix di latte e lievito e impastate per 5 minuti, finchè otterrete una massa liscia ed elastica. Mettete l’impasto a riposare due ore in una ciotola coperta in un luogo tiepido. Stendetelo quindi in una teglia rettangolare e iniziate a riscaldare il forno a 180°, lasciando riposare l’impasto altri 30 minuti.

Cuocete per 35 minuti.

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Insomma, una bella scoperta che mi ha riportata ai fornelli. Grazie Cerealia :)

E buon autunno!!

La Cieca goes pink

De La Cieca abbiamo ampiamente parlato in queste pagine, quindi come potevo perdermi l’anteprima dell’opening de La Cieca Pink? ;)

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Sotto lo stesso marchio, infatti, nasce quest’enoteca tutta al femminile: 4 donne per una passione.I frequentatori assidui de La Cieca* avranno già visto qualche volta Marta, attrice di teatro, mentre si esercitava dietro al bancone. Con lei Vera, Monica e Sara. Quattro amiche e un grande progetto.

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La Cieca Pink, oltre a voler portare una ventata di rosa nel mondo delle enoteche milanesi attraverso la carta dei vini ricca di rosati (almeno il 60%), si prefigge di essere un luogo di incontro culturale. Essendo a pochi passi dal teatro Franco Parenti infatti, il locale si presta splendidamente per eventi dopo spettacolo. Bellissime le nicchie libreria e musica ricavate nel piano interrato.

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Un tocco di calore, per sentirsi a casa dopo una lunga giornata e degustare un buon rosè, sfogliando le pagine di un libro o ascoltando il proprio disco preferito. Disco, non cd. Per i veri appassionati di musica.

Che dire? Benvenuta Cieca Pink e in bocca al lupo alle ragazze!

Oggi gli ultimi ritocchi, domani (15 Ottobre) l’apertura al pubblico. Quindi dalle 19:30 Vera, Marta, Sara e Monica vi aspettano in Via Pier Lombardo 9 per brindare. Magari con un Sant’Isidoro di Maria Pia Castelli e il vostro vinile del cuore ;)

Ci vediamo li!

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* promuovo una petizione ufficiale per ribattezzare quella di Via Vittadini “La Cieca Dark” :D

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